mercoledì 9 aprile 2014

Tu prova ad avere un mondo nel cuore....

Ci sono giorni in cui una persona ha voglia di far sapere ciò che pensa.
Ci sono giorni in cui hai dentro un mondo (grazie Faber per l'immagine) e vuoi mostrarlo a tutti.
Ci sono giorni in cui vuoi dare un colore, una forma e vita a ciò che vivi e senti.
Oggi è un giorno così! Almeno per me.

Questa mattina mi sono alzato con il classico groppone in gola e l'ho capito dal momento in cui mi sono svegliato in perfetto sincrono con la sveglia. Avevo voglia di alzarmi, voglia di parlare, voglia di far sapere ciò che avevo dentro. Incredibilmente non avevo sonno.
Ma qui arriva il problema! Proprio come nella canzone di Fabrizio De Andrè, "tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole", io fino a questo momento ho tenuto tutto dentro.
Ma ad un certo punto si arriva alla saturazione, e l'astratto deve prendere vita. E' come se di colpo ogni pensiero si facesse strada nella realtà con la forza dell'acqua che una volta rotti gli argini non si ferma e prosegue il suo cammino.

Oggi ho in mente il verde! Un verde luminoso. Un verde di speranza che riempie la vista, che permette agli occhi di vedere con una luce diversa. Un verde che allarga gli spazi e dona nuova vita. Il verde delle piante del mio ufficio che per tutto l'inverno hanno trattenuto le piccole foglie nuove e che ora non vedono l'ora di mostrarle in piena libertà.




Oggi ho in mente una clessidra! Una di quelle lente, di una volta, in legno. Una clessidra lenta in cui potresti contare i granelli di sabbia che l'attraversano. Una clessidra da poter girare e rigirare ma che non cambierà mai il verso del tempo. Una clessidra che ti aggiorna sul tempo che passa, ma non sul come passa. Il tempo è una cosa incredibile ti concede un'idea di forza rispetto al suo incedere prepotente e una sensazione di impotenza per la tua incapacità nel controllarlo.




Oggi ho in mente il calore. Non quello del fuoco che brucia la legna, ma quello delicato del sole di questa giornata. Un calore che ti entra dentro e ti avvolge come un lenzuolo. Un calore che ti permette di captare anche il minimo cambiamento di temperatura perchè nel momento in cui lo senti lo fai tuo e lo vivi pienamente. Un calore che rincuora e che aggiunge forza alle tue azioni. Un calore che suggerisce i prossimi spostamenti.





E infine oggi ho in mente la musica. Quella musica che fa da sottofondo alla mia giornata. Quella trasmessa dalla radio che mi tiene compagnia sul lavoro. Una musica lenta e accomodante. Una musica che non spezza il ritmo ma che lo carica sulle spalle sollevandolo. Una musica che permette di ricordare il passato e spesso accompagna i sogni futuri. Sicuramente non una musica che fa addormentare o sbuffare dalla noia ma che permette di allargare un sorriso per ciò che può evocare.




Non volevo scrivere una poesia o una serie di frasi fatte,  ma mettere in testo ciò che con gli occhi non riuscivo a vedere del tutto.
Ci sono giorni in cui devi comunicare ed altri in cui devi ascoltare
Oggi rientra nei primi.
















martedì 8 gennaio 2013

LE TRE CLASSI


08 – Gennaio – 2013. E allora scriviamolo noi il nostro futuro! Decidiamo in maniera libera cosa fa parte della nostra vita e cosa no. Diamo peso al valore della democrazia, evitando che resti sempre una parola con cui riempirsi la bocca. Esiste una Costituzione? Difendiamola e usiamola! Non possiamo ogni volta commuoverci solo perché qualcuno la legge in Tv (senza nulla togliere al genio ed alla bravura di Benigni)! Non è una poesia, è la nostra vita, non possiamo relegarla al ruolo di favoletta da raccontare. Non possiamo metterla in un quadretto e passare le giornate ad ammirarla come se fosse un miraggio. Esiste, riappropriamocene! Ha dei difetti? Sicuramente, come tutte le cose che hanno bisogno di una revisione. Ma non facciamoci imporre le modifiche solo da chi strettamente interessato. I bisogni sono di più persone, non dei singoli.
Sono fermamente convinto che un governo che si rispetti, debba per forza essere concentrato in primo luogo sul benessere della popolazione che lo ha liberamente eletto.
Dovrebbero essere tre i livelli di impegno su cui convogliare tutti gli sforzi per uscire dalla crisi e per porsi in relazione con chi alla fine dei giochi risulta essere il destinatario delle decisioni: società, sanità, economia…in ordine sparso.

Società: sicuramente l’aspetto più ampio, ma anche il più rischioso in quanto racchiude talmente tanti aspetti che possono portare a troppa superficialità. In questo ambito includerei: assistenza, educazione, ecologia, e tutto quanto concerne il vivere quotidiano di ciascuno di noi. Un ambito basato su un concetto usato solo in ambito religioso, ma fondamentale in questo campo: la vocazione. Nella scuola, come nell’assistenza occorre una passione che solo una vocazione sentita può portare! Gli insegnanti, ad esempio, andrebbero selezionati soprattutto con due criteri: competenza, ovviamente, ma anche PASSIONE per l’insegnamento. Oggi invece prevalgono: agganci e precarietà, ovvero chi ha conoscenze importanti e chi da più tempo è in lista!!! Ci rendiamo conto??? Più un soggetto è lasciato a marcire nella disoccupazione o nei contratti a tempo, più uno sale di graduatoria!!! In pratica uno deve quasi sperare di non trovare un lavoro per scalare posizioni! E le conoscenze, la voglia di trasmettere, gli studi fatti, dove finiscono?

Sanità: libera, a disposizione di tutti, funzionale da nord a sud. Sono concetti tanto assurdi e impensabili? Non dovrebbe essere naturale aver fiducia nella sanità pubblica? La tua sanità? Eppure anche qui  permettiamo cose fuori dal mondo: dottori senza lauree, ospedali senza macchinari adeguati, tagli, chiusure, assistenza ridotta al minimo…
La base di uno Stato in crescita si trova nella salute dei cittadini che lo abitano. Il rischio molto concreto è che, come in molti altri aspetti, chi ha i soldi per potersi permettere le cliniche private avrà un trattamento e cure adeguati, gli altri dovranno accettare ciò che resta del nostro sistema sanitario.

Economia: fatta con chiarezza e trasparenza!!! Il governo lavora e decide con i nostri soldi! I NOSTRI e abbiamo il diritto di sapere e di decidere dove devono finire! Nessuno nega la necessità di pagare le tasse e le imposte per mantenere una macchina grande quanto uno Stato, ma il gettito fiscale deve poi ritornare ai cittadini sotto forma di aiuti, sussidi, opere… E’ inutile parlare di finanziaria o legge di stabilità quando non abbiamo la benché minima idea di cosa stia accadendo intorno a noi. Il cittadino vuole cose semplici: pago quanto devo, ma voglio l’assistenza che mi viene promessa! Non possiamo pregare lo Stato, ovvero noi stessi, di aiutarci è un controsenso; il sostegno dovrebbe essere automatico. Il punto è proprio questo: ci sono poche risorse? Molto bene, investiamole verso chi è maggiormente danneggiato! E’ un ciclo economico che porta benessere, ma ovviamente contrario ai principi cari alle fasce alte della nostra società. Purtroppo è così, la nostra economia è gestita da chi possiede i più ingenti capitali: grandi industriali, banche..., mentre dovrebbe essere controllata e a beneficio di chi la genera, partendo dal basso! E’ una lettura diametralmente opposta a quella attuale.

   Continua…
                                                                                                     APRI GLI OCCHI

mercoledì 12 dicembre 2012

IL MALE MINORE


12 – Dicembre – 2012. Mancanza di unità. Scelte obbligate o quasi. Strada delineata. E’ solo demagogia? Non credo, piuttosto si tratta di una possibile analisi della realtà, una lettura delle condizioni attuali del paese e di ciò che effettivamente sta avvenendo. Alcuni esempi.

Nel prossimo 2013 torneremo alle urne per le elezioni. Abbiamo tutti le idee chiare? Assolutamente no, basta minimamente ascoltare le conversazioni di chi, ogni mattina, si alza per andare a lavorare per capire che la scelta non ricadrà su un partito che risponde in modo pieno ai diversi punti di vista. Sarebbe veramente democrazia se ognuno di noi potesse scegliere ciò che più lo convince, ma non è e, al momento non sarà, così. La scelta, come si diceva, verrà fatta in base al concetto del “meno peggio”: voto a sinistra o a destra perché ho sempre fatto così; voto questo perché è comunque meglio dell’altro; vado a votare solo per sentimento di civiltà. Ma per il bene del paese non vota nessuno? Ovviamente no e per il semplice motivo che l’attuale classe politica non rappresenta nel modo più assoluto il sentire e le necessità dei cittadini.
Eppure il voto è la più grande arma che possediamo per dirigere noi, in prima persona, il paese ma questo strumento è stato totalmente svuotato della sua forza. Non siamo noi a decidere chi ci governerà, tanto è vero che i due principali gruppi politici del nostro paese hanno scelto due strade diverse ed entrambe discutibili per stabilire chi sarà il candidato premier. Da un lato le primarie, poste come nuova forma di libertà nella scelta e che hanno solamente dimostrato che chiunque voglia fare politica deve mettere da parte le idee e le posizioni estreme per allinearsi al partito, dall'altro l’usato garantito, il finto “uomo forte” piazzato per il solito gioco d’immagine. Poi arrivano gli altri, le unioni di centro che seguono la corrente cercando di convincere gli elettori di essere una forza moderata del paese, mentre rischiano di fare la figura delle ruote di scorta (sempre dietro alla macchina che cammina, ma mai parte integrante), e i nuovi movimenti politici che cercano di puntare alla novità con slogan e forze convincenti, ma che, per forza, di cose finiscono per impantanarsi nel meccanismo politico.

Prendiamo poi come esempio uno degli strumenti con la maggior visibilità possibile di mancanza di consenso o malessere sociale: lo sciopero.
Senza dilungarsi troppo sul significato vorrei puntare l’indice sui risultati ottenuti dalle ultime astensioni dal lavoro: nulla o quasi. Manifestano gli operai, gli insegnanti, gli autotrasportatori, gli edili… ma fino a quando non vengono toccati interessi di livello nazionale (vedi Ilva o simili), sono proteste inutili, concesse dai governi per dimostrare libertà di espressione, ma totalmente inascoltati. La rabbia dei delusi viene strumentalizzata e “colorata” per renderla adeguata agli occhi di chi dovrebbe guidarla, non certamente per risolvere i reali fini per cui essa sorge spontanea.
Con questo non intendo definire inutile lo sciopero in quanto tale, ma rimarcare la sua inefficacia nel nostro sistema politico.

Il nodo principale resta quello della mancanza di ascolto da parte dei diversi governi che si sono succeduti.
Chi riesce per una volta a dar peso alle nostre voci? Chi veramente si pone in posizione di ascolto alle nostre necessità? Ad oggi e con questa classe politica NESSUNO!
Siamo obbligati a scegliere il MALE MINORE o possiamo pretendere di essere gli autori del nostro destino?

Continua…..
                                                                                                                          APRI GLI OCCHI

venerdì 7 dicembre 2012

UN NUOVO INIZIO!


INTRODUZIONE

07 - Dicembre - 2012. Ci troviamo oggi di fronte ad una situazione critica. Non è il caso di fare i pessimisti o di analizzare il problema odierno con un’unica parola “crisi”. Occorre però avere uno sguardo completo su ciò che ci circonda e smettere di tener gli occhi chiusi perché “tanto si va avanti comunque, in un modo o nell’altro”. Dalla crisi è possibile uscire certo, ma la storia ci insegna che i periodi come questo sono ciclici e ritornano spesso nella vita dell’uomo, ma la cosa che dovrebbe realmente farci preoccupare è il modo in cui nel passato si è usciti dai problemi: POTERI FORTI, e, senza aver paura di pronunciare questa parola, Dittature.
Ci stiamo dirigendo verso un nuovo fascismo – nazismo – bolscevismo – franchismo…? Guardando la nostra attuale politica la risposta verrebbe immediata: No, impossibile; eppure il rischio è presente e cementato dal fatto che l’insoddisfazione della popolazione sarà soddisfatta solo da chi vi porrà ascolto in modo concreto, imponendolo.
Purtroppo il nostro è un paese giovane, che nei secoli ha dimostrato tutta la sua fragilità e disunità. Esasperando il concetto, e in alcuni frangenti leggendolo in chiave satirica, verrebbe da dire che l’unità italiana si è sentita solo in pochissime occasioni: alcune banali (i mondiali di calcio), altre serissime (Mussolini). Nel primo caso è un’unità affettiva dettata dalla contingenza di un evento nel quale la nostra nazione deve sempre cercare di dominare l’avversario, nel secondo si tratta di un’unità indotta, quasi obbligatoria, ma che purtroppo era presente ed ha portato strascichi e conseguenze fino ai giorni nostri (è ancora facile sentir dire ”si però almeno con il duce c’erano le opere pubbliche”).
La mancanza di unità dunque è il primo dei problemi attuali; primo e difficile da accettare, ma evidente e ben radicato nel paese, tanto da continuare ad avere centocinquant’anni dopo una distinzione Nord – Sud devastante, per non parlare dell’uso, anche politico, dei termini secessionismo e indipendenza. E’ sconcertante salire su un comunissimo mezzo pubblico ed ascoltare i commenti della gente: nella maggior parte dei casi la colpa è degli immigrati, in molti casi dei politici, a volte della chiesa, ma mai, dico mai, colpa nostra! Pensiamo all'agghiacciante situazione degli scioperi che negli ultimi due o tre anni hanno caratterizzato le nostre giornate: è più facile sentire commenti contrari che a favore degli operai mobilitati; siamo solitamente infastiditi dalle proteste di coloro che bloccano il traffico perché non hanno più un posto di lavoro. In tutto ciò dov’è l’unità? La classe politica attuale, da qualunque direzione essa venga vista, ci sta portando ad essere sempre più egoisti, a pensare a salvare in primis la nostra pelle e, se necessario, a prevaricare il prossimo.
Dove trovare dunque la necessaria unità d’intenti che porta a cooperare tutti verso il risultato? L’unica risposta è veramente la dittatura? Come affrontare in maniera definitiva la crisi che ci circonda?
L’argomento è sicuramente interessante, e può veramente dar luogo ad una nuova visione politica ed economica del mondo, un modo di affrontare il domani che supera le banali lotte tra partiti, che avvicina le distanze che si sono create tra gli uomini.
Se, come dato di fatto prendiamo l’idea che tutti i problemi attuali derivano da errori umani, allora abbiamo anche la certezza che sono risolvibili.
Non è dando un colore alle rivolte che si trovano le risposte, ma dando significato e concretezza alle nostre necessità.
                                                                                                                                                                            Continua…..
                                                                                                                                                                       APRI GLI OCCHI