12 – Dicembre
– 2012. Mancanza di unità. Scelte obbligate o quasi. Strada
delineata. E’ solo demagogia? Non credo, piuttosto si tratta di una possibile
analisi della realtà, una lettura delle condizioni attuali del paese e di ciò
che effettivamente sta avvenendo. Alcuni esempi.
Nel prossimo 2013 torneremo alle
urne per le elezioni. Abbiamo tutti le idee chiare? Assolutamente no, basta
minimamente ascoltare le conversazioni di chi, ogni mattina, si alza per andare
a lavorare per capire che la scelta non ricadrà su un partito che risponde in
modo pieno ai diversi punti di vista. Sarebbe veramente democrazia se ognuno di
noi potesse scegliere ciò che più lo convince, ma non è e, al momento non sarà,
così. La scelta, come si diceva, verrà fatta in base al concetto del “meno
peggio”: voto a sinistra o a destra perché ho sempre fatto così; voto questo
perché è comunque meglio dell’altro; vado a votare solo per sentimento di
civiltà. Ma per il bene del paese non vota nessuno? Ovviamente no e per il
semplice motivo che l’attuale classe politica non rappresenta nel modo più
assoluto il sentire e le necessità dei cittadini.
Eppure il voto è la più grande
arma che possediamo per dirigere noi, in prima persona, il paese ma questo
strumento è stato totalmente svuotato della sua forza. Non siamo noi a decidere
chi ci governerà, tanto è vero che i due principali gruppi politici del nostro
paese hanno scelto due strade diverse ed entrambe discutibili per stabilire chi
sarà il candidato premier. Da un lato le primarie, poste come nuova forma di
libertà nella scelta e che hanno solamente dimostrato che chiunque voglia fare
politica deve mettere da parte le idee e le posizioni estreme per allinearsi al
partito, dall'altro l’usato garantito, il finto “uomo forte” piazzato per il
solito gioco d’immagine. Poi arrivano gli altri, le unioni di centro che
seguono la corrente cercando di convincere gli elettori di essere una forza
moderata del paese, mentre rischiano di fare la figura delle ruote di scorta
(sempre dietro alla macchina che cammina, ma mai parte integrante), e i nuovi
movimenti politici che cercano di puntare alla novità con slogan e forze
convincenti, ma che, per forza, di cose finiscono per impantanarsi nel
meccanismo politico.
Prendiamo poi come esempio uno
degli strumenti con la maggior visibilità possibile di mancanza di consenso o
malessere sociale: lo sciopero.
Senza dilungarsi troppo sul
significato vorrei puntare l’indice sui risultati ottenuti dalle ultime astensioni
dal lavoro: nulla o quasi. Manifestano gli operai, gli insegnanti, gli
autotrasportatori, gli edili… ma fino a quando non vengono toccati interessi di
livello nazionale (vedi Ilva o simili), sono proteste inutili, concesse dai
governi per dimostrare libertà di espressione, ma totalmente inascoltati. La
rabbia dei delusi viene strumentalizzata e “colorata” per renderla adeguata
agli occhi di chi dovrebbe guidarla, non certamente per risolvere i reali fini
per cui essa sorge spontanea.
Con questo non intendo definire
inutile lo sciopero in quanto tale, ma rimarcare la sua inefficacia nel nostro
sistema politico.
Il nodo principale resta quello
della mancanza di ascolto da parte dei diversi governi che si sono succeduti.
Chi riesce per una volta a dar
peso alle nostre voci? Chi veramente si pone in posizione di ascolto alle nostre
necessità? Ad oggi e con questa classe politica NESSUNO!
Siamo obbligati a scegliere il
MALE MINORE o possiamo pretendere di essere gli autori del nostro destino?
Continua…..
APRI GLI OCCHI