INTRODUZIONE
07 - Dicembre
- 2012. Ci
troviamo oggi di fronte ad una situazione critica. Non è il caso di fare i
pessimisti o di analizzare il problema odierno con un’unica parola “crisi”.
Occorre però avere uno sguardo completo su ciò che ci circonda e smettere di
tener gli occhi chiusi perché “tanto si va avanti comunque, in un modo o
nell’altro”. Dalla crisi è possibile uscire certo, ma la storia ci insegna che
i periodi come questo sono ciclici e ritornano spesso nella vita dell’uomo, ma
la cosa che dovrebbe realmente farci preoccupare è il modo in cui nel passato
si è usciti dai problemi: POTERI FORTI, e, senza aver paura di pronunciare
questa parola, Dittature.
Ci stiamo dirigendo verso un
nuovo fascismo – nazismo – bolscevismo – franchismo…? Guardando la nostra
attuale politica la risposta verrebbe immediata: No, impossibile; eppure il
rischio è presente e cementato dal fatto che l’insoddisfazione della
popolazione sarà soddisfatta solo da chi vi porrà ascolto in modo concreto,
imponendolo.
Purtroppo il nostro è un paese
giovane, che nei secoli ha dimostrato tutta la sua fragilità e disunità.
Esasperando il concetto, e in alcuni frangenti leggendolo in chiave satirica,
verrebbe da dire che l’unità italiana si è sentita solo in pochissime occasioni:
alcune banali (i mondiali di calcio), altre serissime (Mussolini). Nel primo
caso è un’unità affettiva dettata dalla contingenza di un evento nel quale la
nostra nazione deve sempre cercare di dominare l’avversario, nel secondo si
tratta di un’unità indotta, quasi obbligatoria, ma che purtroppo era presente
ed ha portato strascichi e conseguenze fino ai giorni nostri (è ancora facile
sentir dire ”si però almeno con il duce c’erano le opere pubbliche”).
La mancanza di unità dunque è il
primo dei problemi attuali; primo e difficile da accettare, ma evidente e ben
radicato nel paese, tanto da continuare ad avere centocinquant’anni dopo una
distinzione Nord – Sud devastante, per non parlare dell’uso, anche politico, dei
termini secessionismo e indipendenza. E’ sconcertante salire su un comunissimo
mezzo pubblico ed ascoltare i commenti della gente: nella maggior parte dei
casi la colpa è degli immigrati, in molti casi dei politici, a volte della
chiesa, ma mai, dico mai, colpa nostra! Pensiamo all'agghiacciante situazione
degli scioperi che negli ultimi due o tre anni hanno caratterizzato le nostre
giornate: è più facile sentire commenti contrari che a favore degli operai
mobilitati; siamo solitamente infastiditi dalle proteste di coloro che bloccano
il traffico perché non hanno più un posto di lavoro. In tutto ciò dov’è
l’unità? La classe politica attuale, da qualunque direzione essa venga vista,
ci sta portando ad essere sempre più egoisti, a pensare a salvare in primis la
nostra pelle e, se necessario, a prevaricare il prossimo.
Dove trovare dunque la necessaria
unità d’intenti che porta a cooperare tutti verso il risultato? L’unica
risposta è veramente la dittatura? Come affrontare in maniera definitiva la
crisi che ci circonda?
L’argomento è sicuramente
interessante, e può veramente dar luogo ad una nuova visione politica ed
economica del mondo, un modo di affrontare il domani che supera le banali lotte
tra partiti, che avvicina le distanze che si sono create tra gli uomini.
Se, come dato di fatto prendiamo
l’idea che tutti i problemi attuali derivano da errori umani, allora abbiamo
anche la certezza che sono risolvibili.
Non è dando un colore alle
rivolte che si trovano le risposte, ma dando significato e concretezza alle
nostre necessità.
Continua…..
APRI GLI OCCHI
"Se, come dato di fatto prendiamo l’idea che tutti i problemi attuali derivano da errori umani, allora abbiamo anche la certezza che sono risolvibili."
RispondiEliminaIl presupposto mi sembra ragionevole, bisogna solo prenderne atto e iniziare a lavorarci...semplice no?!?!
Peccato che Google abbia tolto la funzione "segui questo blog", rendeva più semplice la visualizzazione degli aggiornamenti, ora bisogna passare per forza per Google+ che però non interessa a nessuno